Casa: Fondazione Cariplo, abitare a San Siro e Stadera, tra inquilini storici e le nuove famiglie

Casa: Fondazione Cariplo, abitare a San Siro e Stadera, tra inquilini storici e le nuove famiglie
Milano, 27 set 20:29 – (Agenzia Nova) – Sono due i profili più comuni delle tipologie di inquilini che abitano le oltre 70mila case Aler nei quartieri stadera e San Siro a Milano. Gli inquilini storici – tipicamente italiani (80 per cento), spesso pensionati (46 per cento) che vivono soli (40 per cento dei casi) e in condizioni economiche modeste (reddito medio di circa 12 mila euro annui per chi vive solo) – e nuovi inquilini – stranieri, più giovani e inseriti in nuclei familiari più numerosi (il 50 per cento circa vive in una famiglia di 4 o più componenti) e maggiormente esposti a rischi di povertà (reddito medio di circa 3.200 euro pro capite tra le famiglie di 4 o più persone). È il risultato della ricerca presentata al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano in occasione dell’evento Open Night, e risultata vincitrice del Bando Disuguaglianze lanciato dalla Fondazione Cariplo (edizione 2022). La ricerca sul tema dell’Abitare a Milano, è stato approfondito da un gruppo di lavoro composto da ricercatori dell’Università Commerciale Luigi Bocconi, in partnership con il Politecnico di Milano. Lo studio approfondisce il profili di chi vive nelle case Aler, dagli inquilini storici a quelli nuovi. Lo studio evidenza il valore sociale generato dai servizi abitativi, quando la gestione del patrimonio è radicata in una prospettiva strategica, che supera i vecchi steccati fra una gestione sociale e quella tecnica ed amministrativa. Attraverso l’integrazione fra servizi tecnici, amministrativi e sociali, è possibile migliorare l’efficacia nella gestione degli alloggi e ridurre i conflitti tra gli inquilini. L’esperienza raccontata oggi dimostra che la presenza di figure di presidio come i custodi e i Community Manager rafforzi il senso di comunità e appartenenza tra le persone, assicurando una migliore qualità della vita negli alloggi.

Pur riconoscendo che il turnover di unità immobiliari che a oggi caratterizza le così dette case popolari milanesi fatica a rispondere al bisogno crescente della città e che la situazione abitativa attuale manifesta una frattura generazionale tra i sui inquilini, l’esperienza di Milano suggerisce che quando si è di fronte a un modello di gestione integrato e proattivo è possibile migliorare la sostenibilità economica e sociale del patrimonio pubblico. In questo senso, favorire lo sviluppo di politiche abitative innovative e sostenibili significa anche generare un effetto trasformativo che attiva percorsi di inclusione delle persone più fragili. In particolare, l’esperienza dei community manager che Aler ha messo a San Siro e l’esperienza delle quattro corti di Stadera, dove il modello della gestione integrata promosso da CCL e Darcasa sempre su case Aler, sta dando esiti molto rilevanti.

Da sempre Fondazione Cariplo è attenta al tema della casa. Per farlo agisce in due modi. Da un lato promuove l’housing sviluppato dalla Fondazione Housing Sociale, che Cariplo ha fatto nascere 20 anni fa e che si dedica a progetti ad esempio per famiglie giovani, studenti, anziani… Il 3 ottobre è in programma un evento per ricordare l’anniversario, durante il quale verranno presentati dati e ricerche in questo ambito. Questa azione viene realizzata attraverso investimenti del patrimonio in fondi che hanno l’obiettivo di realizzare abitazioni, spesso in un regime di rigenerazione urbana. Dall’altro, ogni anno, sostiene con l’attività filantropica interventi di housing che si rivolgono principalmente alle fasce più fragili, in emergenza, approcciando con lungimiranza un problema che negli anni è andato crescendo, aggravato da dinamiche sociali ed economiche sempre più complesse, come la precarietà lavorativa, la crescita dei costi abitativi e l’indebolimento delle reti di supporto tradizionali. Dal 2000, la Fondazione ha messo in campo circa 80 milioni di euro mettendo a disposizione oltre 6mila posti letto, o appartamenti, per dare risposta alle emergenze di chi si trova a vivere una situazione di fragilità e sperimenta grandi difficoltà, specialmente quando vengono toccate questioni essenziali.

Un capitolo strettamente collegato è l’housing sociale legato al Dopodinoi che consente alle persone con disabilità di vivere in autonomia, emancipandosi dalla famiglia, ma potendo contare su una rete di supporto. L’esperienza ventennale di Fondazione Housing Sociale e di Fondazione Cariplo insegna che l’housing sociale non è solo una questione di quantità di alloggi, ma di qualità della vita. La sfida di oggi è rispondere al crescente fabbisogno abitativo, non solo per chi si trova in condizioni di difficoltà, ma per tutti coloro che, pur essendo esclusi dalle categorie di fragilità tradizionali, non riescono ad accedere al mercato immobiliare. In questo contesto, l’housing sociale non è solo una soluzione temporanea, ma un modo per costruire un futuro più equo e inclusivo, in cui la casa non sia solo un bene economico, ma un diritto sociale. (Rem) ©️ Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Terzo Settore: Fondazione Cariplo presenta in India il primo Rapporto Disuguaglianze

Terzo Settore: Fondazione Cariplo presenta in India il primo Rapporto Disuguaglianze
Milano, 27 set 11:12 – (Agenzia Nova) – Fondazione Cariplo ha presentato i risultati del primo Rapporto Disuguaglianze alla prestigiosa conferenza annuale della HDCA in programma a Kolkata, in India, tenutasi in questi giorni. La conferenza annuale della Human Development and Capability Association (HDCA), giunta al suo ventesimo anniversario, ha scelto quest’anno Kolkata, una città particolarmente significativa, essendo il luogo natale del primo presidente dell’associazione, il professor Amartya Sen, uno dei principali teorici della giustizia sociale e dello sviluppo umano. Il tema scelto per l’edizione 2024, “Crisi, Capacità e Impegno”, ha esplorato i legami tra le crisi globali e locali e il loro impatto sulle capacità delle persone e delle comunità. L’evento è stato un’occasione importante per riflettere su come le crisi – che spaziano da quelle ambientali e sanitarie a quelle legate ai cambiamenti sociali e tecnologici – rivelino e amplifichino le disuguaglianze esistenti.

La presenza della Fondazione Cariplo alla conferenza HDCA è stata particolarmente rilevante per il suo impegno nel contrastare le disuguaglianze sociali ed economiche. Presentando il Rapporto Disuguaglianze in inglese, la Fondazione ha inteso condividere le sue ricerche e strategie con una comunità internazionale, stimolando il dibattito sulle sfide comuni legate all’equità e allo sviluppo umano. Questo confronto globale consentirà alla Fondazione di rafforzare le collaborazioni internazionali e acquisire nuove prospettive per migliorare le politiche e gli interventi che mirano a costruire società più inclusive e sostenibili. Nel Marzo 2023 Fondazione Cariplo ha presentato il primo Rapporto Disuguaglianze, “Crescere in Italia, oltre le disuguaglianze”, un lavoro di ricerca finalizzato a creare conoscenza sulle diverse dimensioni della disuguaglianza, ma anche a portare all’attenzione del dibattito pubblico il tema delle disuguaglianze attraverso una nuova prospettiva che possa essere utile per sviluppare insieme nuove e più efficaci soluzioni per lo sviluppo di società più inclusive e fornire uno strumento di conoscenza per addetti e non addetti ai lavori. Successivamente, visto l’interesse suscitato in Italia, la Fondazione ha deciso nei primi mesi del 2024 di tradurlo in inglese per renderlo fruibile a un pubblico più ampio ed entrare in dialogo con altri soggetti internazionali. Nel fare questo sono stati aggiornati i set di dati che potevano essere resi più attuali e sono state inserite informazioni di contesto più ampie e utili a una migliore comprensione per un pubblico straniero.

Il tema chiave: Da anni assistiamo a una frammentazione crescente che crea un divario di futuro e di prospettiva di vita: è in questo spazio che perdiamo il potenziale umano di tanti ragazzi, di tanti lavoratori, di tanti cittadini del domani. Davanti a questo la Fondazione Cariplo, che da sempre investe sulle potenzialità delle persone e sui legami di comunità, vuole mettersi in dialogo con gli altri soggetti che possono contribuire al contrasto della disuguaglianza. Si tratta di una sfida che impegna noi, i soggetti dell’economia, gli attori istituzionali e le organizzazioni non profit per individuare nuove modalità di intervento, che aiutino in modo consapevole ed efficace a ricucire i legami delle nostre comunità, da cui dipende il futuro delle nostre persone e delle nostre istituzioni. Il territorio di Milano, in particolare, ha fatto da “incubatore” per un’analisi sul campo che ha permesso di indagare la dimensione di “outlook”, ossia di sguardo sul proprio futuro, da parte dei ragazzi. Milano e il suo territorio sono infatti un avamposto capace di cogliere con anticipo fenomeni sociali emergenti e trasversali e sono inoltre uno straordinario laboratorio di solidarietà che permette di intercettare i bisogni e immaginare nuove soluzioni. Tra i temi chiave emersi durante la presentazione: la necessità di una risposta che chiami in gioco tutti gli attori e che parta da un atteggiamento “di iniziativa” verso i soggetti più fragili.

L’esigenza di un rapporto sulle disuguaglianze emerge da una riflessione che la Fondazione Cariplo ha approfondito durante e dopo la pandemia, davanti all’aumento delle diverse forme di povertà, che colpiscono in particolare i giovani e le famiglie con figli piccoli. Come emerge dal rapporto, da decenni la nostra società ha vissuto grandi trasformazioni e al contempo l’area della povertà è cresciuta in maniera molto importante: nel 2021 circa due milioni di famiglie si trovano in una situazione di povertà assoluta, ossia più del doppio rispetto al 2005. In tale contesto, il percorso di istruzione obbligatoria fatica purtroppo da solo a svolgere il ruolo di ascensore sociale per i gruppi di studenti più svantaggiati, contribuendo anzi a sedimentare le disuguaglianze iniziali di apprendimento che derivano dai diversi background socioeconomici. La “mobilità sociale” è quindi un obbiettivo che va sostenuto con opportuni interventi per garantire la rimozione degli ostacoli che non la permettono, contrastando la disuguaglianza di opportunità. Fondazione Cariplo sta lavorando ad un nuovo Rapporto disuguaglianze che continuerà a esplorare il tema delle disuguaglianze con un focus sull’età dello sviluppo per comprendere quali sono i principali fattori di snodo che hanno permesso alle persone, pur partendo da una condizione di fragilità iniziale, di esprimere il loro potenziale. (Com) ©️ Agenzia Nova – Riproduzione riservata

Tra misteri, dubbi e fragilità umane: il giallo introspettivo di “Un commissario per caso. Il filo del tradimento”

Un commissario per caso. Il filo del tradimento” è il nuovo libro di Carlo Magnifico – pseudonimo dell’autore – che trasporta il lettore nel mondo del giallo con una sensibilità che va oltre la mera indagine criminologica.

Attraverso le parole di Fabio Santella, amico dello scrittore, abbiamo avuto modo di esplorare i temi e le istanze alla base di una storia in cui il protagonista è molto più di un semplice risolutore di omicidi. Attraverso i suoi occhi, seguiamo non solo la ricerca della verità nei casi che affronta, ma anche una ricerca interiore che diventa un viaggio alla scoperta di sé e del proprio posto nel mondo, parimenti allo stato d’animo dell’autore in continua esplorazione del proprio percorso. 

Da dove nasce l’esigenza di scrivere questo libro?

“Ciò che ha spinto l’autore a scrivere il libro è stata sicuramente la sua passione per i libri gialli dai classici dell’ottocento fino ai personaggi creati dagli autori contemporanei. Sherlock Holmes, Poirot, Miss Marple ma anche Ellery Queen arrivando al commissario Ricciardi e all’ormai immortale Montalbano hanno fatto appassionare l’autore al genere letterario.

A fronte di questi personaggi che sembrano essere nati detective o commissari, che appaiono sempre così sicuri e determinati, l’idea di Carlo Magnifico è stata quella di creare un personaggio figlio della propria generazione e soprattutto, delle proprie esperienze.

Il protagonista del libro è, infatti, un commissario che non si sente portato per il ruolo che ricopre e al quale è arrivato casualmente e che si confronta quotidianamente con il nemico che l’autore riconosce alla propria generazione: l’ansia. Un commissario per caso, per l’appunto. Siamo quindi lontani dal prototipo dell’investigatore infallibile, dotato di un talento innato. Il commissario Barbero si pone sullo stesso piano del lettore e con lui procede nelle indagini ad armi pari.”

Di cosa parla il libro e come mai la scelta di questo titolo?

“Innanzitutto, devo dire che questo libro è pensato come un episodio di una serie e, in effetti, altri due romanzi sono in via di pubblicazione. Tutte le indagini del commissario Barbero si svolgono nel mondo dell’università fra logiche discutibili e concorsi pilotati. 

Ne’ “Il filo del tradimento” il commissario si trova a indagare sulla morte di un “quasi” ricercatore durante gli scavi in un sito archeologico della zona. Il colpevole è da ricercare nei suoi colleghi legati alla vittima dallo stesso destino di precarietà proprio della figura dei ricercatori universitari e dallo stranissimo vincolo che li lega al “maestro”, vale a dire il professore di riferimento del gruppo di studiosi.

L’omicidio è legato al concetto di tradimento di cui nella storia troviamo molti esempi emblematici e che, allo stesso tempo, ognuno di noi percepisce a proprio modo.

Una statuetta con un’incisione fatta ritrovare dall’assassino fra le mani della vittima condurrà il commissario Barbero alla scoperta del responsabile fra necropoli preromane e rapporti di amicizia e professionali dei protagonisti del libro. 

Sarebbe tutto più facile se ci fosse un segno distintivo che definisse le persone, una sorta di marchio che si imprimesse ben visibile sulle mani degli assassini ma purtroppo, esteriormente siamo tutti uguali e questo condanna il commissario Barbero a dover capire cosa c’è dietro l’apparenza e la materialità dei gesti. Compito davvero arduo per chi, come lui, fatica a capire le proprie emozioni.

Esiste un personaggio in particolare che ha ispirato il processo di scrittura?

“Ci sono un po’ tutti gli investigatori che l’autore ama: Miss Marple, Poirot, Montalbano, ad esempio. Nessuna sparatoria, nessuna violenza efferata, per quello c’è già la realtà. La presenza del mare potrebbe ricordare Montalbano però il commissario di Camilleri adora il mare, ci nuota come se fosse nel suo ambiente naturale. Barbero invece lo teme, gli fa paura e per questo si limita a guardarlo dalla spiaggia. 

Ma tutto è in trasformazione e anche i personaggi di un commissariato si evolvono, mutano, esattamente come ognuno di noi. E proprio nella trasformazione dei propri personaggi possiamo vedere la mano dello scrittore che deve condurre il lettore attraverso la crescita dei suoi protagonisti. 

Quali temi vengono affrontati?

“Al di là dell’intreccio caratteristico del genere giallo, che in questo caso prende forma all’interno delle logiche universitarie con le sue sfumature un po’ comiche, credo che la scrittura sia per l’autore una forma di auto-terapia che lo spinge a ricercare, con il lettore, il segreto per sentirsi a proprio agio nelle differenti situazioni. Barbero è un uomo di 35 anni, ansioso senza sapere di esserlo, entrato per caso in Polizia e trasportato in una dimensione del tutto nuova. Percepisce il suo malessere e cerca di dargli un nome ascoltando la sua testa e il suo stomaco. Tutto contribuisce a costruire questo stato di precarietà, soprattutto la notizia dell’omicidio di turno che, immancabilmente, l’ispettore Corradi gli comunica.

Fedeli compagni di viaggio sono la sua amica Marta, le sue chitarre e le canzoni del Liga. Dalla terrazza di casa a picco sulla spiaggia, rigorosamente di notte, si libera di tutto ciò che lo tiene ben saldo a terra riuscendo almeno per una mezz’ora a sentirsi “leggero”.

Si possono trovare riferimenti a esperienze personali?

”Il personaggio è autobiografico e i sentimenti che lo descrivono, così come la paura e l’ansia, lo sono altrettanto. Il contorno è, invece, frutto dell’immaginazione. L’autore stesso è una persona che per anni ha cercato la giusta strada per affermarsi e capire se stesso. Nel libro si avverte la necessità di una trasformazione e l’inclinazione umana a procedere in un percorso di crescita.”

Fondazione Super Sud: “Da Città della Scienza un documento guida per un welfare inclusivo e sostenibile”

Fondazione Super Sud: “Da Città della Scienza un documento guida per un welfare inclusivo e sostenibile”

Il Presidente Giovanni D’Avenia: “Creiamo un documento per affrontare le sfide attuali e costruire un futuro equo e solidale”

Oggi, presso la Città della Scienza di Napoli, ha avuto luogo il secondo giorno di un evento cruciale per il Terzo Settore, dedicato alla riflessione e progettazione di un nuovo modello di sviluppo per il Mezzogiorno. Promosso dalla Fondazione Super Sud, questo incontro rappresenta un’importante opportunità per affrontare le sfide attuali e future attraverso il welfare generativo, l’innovazione digitale e la coprogettazione. Con una serie di workshop e tavoli di lavoro, si punta a stimolare la nascita di progettualità condivise e ad attivare la comunità educante.
Giovanni D’Avenia, Presidente della Fondazione Super Sud, ha aperto i lavori con entusiasmo: “Siamo qui per costruire un percorso condiviso. La nostra ambizione è creare un documento che possa servire da guida per le istituzioni e le organizzazioni del Terzo Settore. Con il contributo di tutti, possiamo affrontare le sfide attuali e costruire un futuro più equo e solidale per tutti.” Il primo tavolo di lavoro ha trattato il tema del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e le sue implicazioni per il Mezzogiorno. Antonio Salvatore, Direttore del Dipartimento Salute di Anci Campani, ha sottolineato: “Il Terzo Settore è fondamentale per lo sviluppo delle comunità. L’innovazione tecnologica, in particolare l’intelligenza artificiale, è un pilastro per l’innovazione sociale. Dobbiamo concentrarci non solo sulle patologie, ma sul benessere delle persone.” In un dibattito animato, Salvatore Farace, docente di economia politica all’Università di Salerno, ha affermato: “Il Terzo Settore è un motore economico che genera reddito e occupazione. È un settore in continua evoluzione che contribuisce attivamente allo sviluppo economico e sociale del Paese.”
Il secondo tavolo si è focalizzato sulla coprogrammazione e coprogettazione come strumenti chiave per una governance partecipata. Melicia Comberiati, Segretario generale della CISL Campania, ha dichiarato: “Solo attraverso una vera rete di protezione sociale possiamo ottenere risultati concreti per le nostre comunità. È fondamentale garantire stabilità lavorativa ai professionisti del Terzo Settore e potenziare le infrastrutture sociali.” L’Assessore alle Politiche Sociali di Salerno, Paola De Roberto, ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di ripensare i paradigmi culturali superati per affrontare i bisogni delle comunità. Solo così potremo rispondere efficacemente alle esigenze delle persone.” La Direttrice del CSV Napoli Giovanna De Rosa: “L’incontro di oggi sottolinea l’importanza di affrontare tematiche fondamentali per i nostri territori. È essenziale promuovere una cultura della condivisione e dell’inclusione nei processi decisionali. È emersa la necessità di avere un quadro normativo chiaro e condiviso, che faciliti il lavoro congiunto tra pubblica amministrazione e Terzo Settore. È altrettanto cruciale coinvolgere tutti gli attori sociali nelle nostre comunità, potenziando le competenze necessarie per garantire l’efficacia delle iniziative. Infine, dobbiamo concentrarci su monitoraggio e valutazione per assicurarci che i nostri sforzi producano un impatto reale e positivo.”
Il terzo tavolo ha esplorato il tema dell’innovazione sociale e delle nuove pratiche di sviluppo comunitario. Autilia Cozzolino, del Centro Studi SRM, ha affermato: “Il Terzo Settore deve essere al centro delle trasformazioni sociali, monitorando l’evoluzione delle organizzazioni non profit e le loro risposte alle necessità emergenti.” Francesco Pirone, Coordinatore del corso di laurea magistrale in innovazione sociale, ha sottolineato l’importanza di integrare l’innovazione sociale nelle pratiche quotidiane e nelle politiche pubbliche: “Solo unendo le forze possiamo costruire un sistema di welfare inclusivo e sostenibile.” Infine, il quarto tavolo ha discusso dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale. Sergio Bellucci, saggista e giornalista, ha messo in evidenza: “L’intelligenza artificiale non solo trasformerà il nostro modo di gestire i dati, ma ridisegnerà anche le relazioni umane. È essenziale che questa tecnologia venga integrata nei processi sociali.” Virgilio D’Antonio, docente all’Università di Salerno, ha avvertito: “È fondamentale affrontare le sfide legate all’implementazione delle nuove tecnologie. Dobbiamo garantire una transizione equa e inclusiva, assicurando che nessuno venga lasciato indietro.”
Concludendo la giornata, i relatori hanno concordato sull’importanza di un approccio integrato e collaborativo per costruire un futuro migliore per il Mezzogiorno. Questo evento si pone come una pietra miliare nella creazione di un dialogo costante tra le istituzioni, le organizzazioni del Terzo Settore e le comunità locali, con l’obiettivo di promuovere un welfare generativo e un’innovazione sostenibile che possa davvero fare la differenza nella vita delle persone. Il lavoro svolto oggi rappresenta un passo fondamentale verso la realizzazione di un futuro più coeso, giusto e prospero per tutte le comunità del Mezzogiorno.

Agricoltura, Confeuro: “Bene servizio civile ma non rimanga azione spot”


“Confeuro giudica positivamente l’istituzione del servizio civile agricolo, presentato nel corso del G7 a Ortigia dai ministri dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida e da quello dello Sport, Andrea Abodi. Il provvedimento, che entra adesso nella fase operativa e sperimentale con lo stanziamento di 7 milioni di euro, vedrà nel mese di ottobre la pubblicazione del relativo avviso per la progettazione dedicata agli enti. Insomma, siamo di fronte ad una bella iniziativa che potrebbe avvicinare i giovani al settore primario, visto e considerato che allo stato attuale la maggior parte dei ragazzi, crescendo in città, non ha alcuna cognizione di come si coltivi la terra o come siano curati i prodotti che mangiamo quotidianamente. In questo contesto, dunque, il servizio civile agricolo può rappresentare sicuramente una proposta rilevante, che unisce la valorizzazione del settore agricolo con l’impegno sociale e la formazione dei giovani. Tuttavia, perché abbia un impatto duraturo e non si limiti a essere una semplice “azione spot”, è necessario un programma ad ampio respiro: dalla formazione continua al coinvolgimento delle imprese agricole, dagli incentivi economici a un costante monitoraggio dei risultati ottenuti, sia in termini di impatto sulle aziende agricole che sulla crescita personale e professionale delle giovani generazioni. Per concludere, se il servizio civile agricolo sarà in grado di evolversi da una soluzione temporanea a un’iniziativa strutturata, potrà davvero divenire un motore di sviluppo per la nostra agricoltura e una possibilità formativa preziosa per avvicinare i ragazzi alla terra”.

Così, in una nota, Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, la Confederazione degli agricoltori europei e del mondo. 

Da Napoli al via il confronto sul Terzo Settore: un nuovo modello per il Mezzogiorno

A Città della Scienza il Forum “Comunità Attive e Reti Solidali”: due giorni di workshop e dibattiti per affrontare le sfide future attraverso innovazione sociale e co-progettazione

Oggi ha preso il via a Città della Scienza il Forum “Comunità Attive e Reti Solidali”, un evento cruciale che segna l’inizio di una riforma significativa del Terzo Settore nel Mezzogiorno. La manifestazione, promossa dalla Fondazione Super Sud, mette al centro il welfare generativo, l’innovazione digitale e la co-progettazione come strumenti chiave per rafforzare la coesione sociale e la crescita delle comunità locali. Quattro tavoli tematici, dedicati a Innovazione Sociale, Digital Innovation e Intelligenza Artificiale, PNRR, Co-Progettazione e Co-programmazione, coinvolgeranno oltre 30 esperti che contribuiranno a riflettere, progettare e orientare le sfide future del Sud.

Il Presidente della Fondazione Super Sud, Giovanni D’Avenia, ha aperto le due giornate di approfondimento sottolineando l’importanza di creare uno spazio di confronto e connessione alla luce dei recenti cambiamenti sociali, culturali e normativi. “Uno degli obiettivi principali del Forum è favorire il dialogo tra organizzazioni, istituzioni e il mondo del Terzo Settore, considerando i mutamenti in atto. In un’epoca caratterizzata da solitudine e disuguaglianze crescenti, il Terzo Settore, o l’economia civile come suggerisce il professor Zamagni, gioca un ruolo centrale. Attraverso i tavoli tematici, vogliamo promuovere una collaborazione proficua tra Stato e Terzo Settore, mirando a un documento finale che offra speranza per il futuro delle comunità attive”.

L’Assessore al Welfare del Comune di Napoli, Luca Trapanese, ha enfatizzato l’importanza della co-progettazione come strumento fondamentale per costruire un welfare efficace nelle grandi città. “Le amministrazioni da sole non possono attivare tutti i servizi. Serve un Terzo Settore strutturato e professionale, che lavori in sinergia con le istituzioni. Il programma del Forum è ricco di spunti e idee, e la coprogettazione è cruciale per ampliare i servizi utili ai cittadini”.

Anche Giovanna De Rosa, direttrice del CSV Napoli, ha evidenziato la necessità di una normativa regionale specifica per facilitare la co-progettazione: “È fondamentale capire perché nella nostra regione queste pratiche non si sono sviluppate in modo omogeneo. Dobbiamo lavorare insieme per costruire un welfare più vicino ai bisogni reali delle persone. Pubblica amministrazione e Terzo Settore devono collaborare su progetti condivisi per creare comunità più inclusive e servizi più personalizzati”.

Raffaele Sibilio, professore di Sociologia Generale all’Università Federico II, ha aggiunto che “il PNRR delineerà un nuovo approccio alle politiche sociali, evidenziando l’innovazione sociale come momento di rigenerazione per il nostro sistema. È necessario innovare la progettazione e rafforzare le reti solidali per rispondere ai cambiamenti in atto”.

Domenico Credendino, presidente della Fondazione Carisal, ha annunciato investimenti di 110 milioni di euro in tre anni per i centri di servizi volontariato, sottolineando il ruolo delle fondazioni come valore aggiunto per il Terzo Settore: “Le fondazioni trasferiscono risorse per progetti sociali, formativi, sportivi e culturali, contribuendo a costruire un futuro migliore”.

Il presidente della Fondazione Banco di Napoli, Orazio Abbamonte, ha sottolineato: “Il Terzo Settore è, a mio avviso, un pilastro fondamentale della nostra società, basato sul concetto di solidarietà, intesa non solo come assistenza ma come un vero e proprio farsi carico delle difficoltà altrui. Questo mondo è alimentato da una costante dialettica, dove la collaborazione e il confronto diventano strumenti essenziali per affrontare le sfide sociali. Per crescere, il Terzo Settore ha bisogno di relazioni solide, capaci di mettere a disposizione risorse, competenze e valori che rappresentano la vera forza del nostro sistema”.

Giuseppina Tommasielli, vicepresidente della Fondazione Idis – Città della Scienza, ha affermato: “È fondamentale che scienza e società siano sempre più integrate. La divulgazione scientifica e le attività sociali non possono essere separate: c’è bisogno di momenti di connessione tra i due mondi. Città della Scienza, con la sua storia e prospettive future, è il luogo ideale per facilitare questo incontro e per penetrare sempre di più nel tessuto sociale”.

Infine, Stefano Consiglio, presidente della Fondazione con il Sud, ha concluso affermando che “è tempo di trasformare le recriminazioni in azioni concrete. Solo attivando le persone e le associazioni possiamo superare le difficoltà del Sud. Per costruire un futuro migliore, è essenziale coinvolgere la comunità e promuovere la collaborazione”.

La due giorni a Città della Scienza rappresenta un’opportunità unica per avviare una riflessione profonda e condivisa su come il Terzo Settore possa contribuire a costruire un futuro migliore per il Mezzogiorno, promuovendo un modello di sviluppo che unisca innovazione, solidarietà e inclusione.